20 dicembre 2017

X-MEN: GRAND DESIGN - Silver Age ma con un twist


Esce oggi il primo numero di X-MEN: GRAND DESIGN, ardimentoso progetto che concentra 40 anni di storie mutanti, condensate e remixate dal bravo Ed Piskor, autore di Hip Hop Family Tree — acclamata serie dedicata alle origini della cultura hip hop.


Saranno sei gli albi scritti, disegnati, inchiostrati, colorati e letterati da Piskor; ognuno racconterà una decade di avventure del Professor X e dei suoi allievi.

Tre sono gli archi narrativi, chiamati rispettivamente X-MEN: GRAND DESIGN, X-MEN: GRAND DESIGN SECOND GENESIS e X-MEN: GRAND DESIGN X-TINCTION. Trattandosi di una "one man band", i tempi di pubblicazione della serie saranno abbastanza dilatati con uscite dipanate in un periodo di due/tre anni.

Il secondo albo potrà essere letto a gennaio 2018 e completerà il primo story-arc, mentre il terzo e il quarto albo usciranno la prossima estate.



In principio fu il Sub-Mariner

Oltre all'eccellente comparto grafico, ciò che rende davvero interessante questa rilettura di 40 anni di storie mutanti è l'introduzione retroattiva di alcuni eventi e fatti non presenti nelle pagine originali, con lo scopo di formare un universo più coeso e facile da digerire.

In questo primo numero non c'è l'intenzione di ripercorrere pedissequamente le vicende di X-Men #1 di Lee e Kirby. L'autore parte da Namor, riprende una vecchia storia dei primi anni '40, in cui il borioso principe di Atlantide devasta New York con una colossale onda, e fa due più due: se Namor è considerato il primo mutante, saranno le sue distruttive azioni a dare origine alla paura e al disprezzo verso tutti i mutanti.



"Tutta questa continuity mi provoca dei gran mal di testa"

Più di un semplice filtro mezzetinte

La cura maniacale che si cela dietro la creazione di X-MEN: GRAND DESIGN è ammirevole: disegni iper cinetici ispirati all'arte di Crumb, Everett e Kirby, retini tipografici, impaginazione e note finali; tutto è un grande tributo alla Silver Age dei supereroi.

Ed Piskor rende sì omaggio ai grandi del passato ma quello che produce non risulta mai datato. Tutt'altro, il suo modo personale di comporre le tavole conferisce una veste moderna a dinamiche prettamente classiche. Una sintesi perfetta.

UPDATE: i primi due numeri di X-MEN: GRAND DESIGN verranno raccolti in un volume brossurato di 190 pagine, arricchito da X-Men #1, ricolorato per l'occasione da Piskor, più alcune classiche pin-up sempre rimaneggiate dall'atuore. Il formato sarà lo stesso usato per Hip Hop Family Tree e uscirà ad aprile 2018.

2 marzo 2016

Wolverine di Frank Miller


Illustrazione di Frank Miller (matite) e Joe Rubinstein (chine) da Wolverine #1 - pagina 2 (cliccare sull'immagine per ingrandirla)

15 febbraio 2016

Deadpool - Recensione

Attenzione: la seguente recensione contiene spoiler, nonché il faccione di Rob Liefeld in chiusura.


Deadpool: un film d'amore più convincente di The Notebook

Wade Wilson è un ex-berretto verde che si guadagna da vivere salvando teenager da stalker brufolosi. Ogni sera va a bere in un bar frequentato da losche canaglie, assassini, mercenari come lui. Tra un drink e una rissa incontra l'audace Vanessa, escort di professione. I due si innamorano perdutamente, vivono un anno intenso fatto di coccole, strap-on e tante risate, programmando il loro futuro. Un giorno Wade stramazza al suolo, effettua vari accertamenti e scopre di avere un cancro terminale. Fine della favola. Senza nessun'altra scelta in tasca accetta di sottoporsi a un esperimento scientifico supersegreto, che elimina il cancro dal suo corpo, gli regala una fattore rigenerante, ma lo lascia terribilmente sfigurato e con la mente più instabile che mai. Armato delle sue katane, del suo nuovo potere mutante, di una nuova identità mascherata, Wilson si mette alla caccia dell'uomo che lo ha trasformato in un mostro ripugnante, consapevole che non potrà più riabbracciare la sua amata.


Chiappe d'acciaio, ne voglio un paio

Quelle che avete appena letto sono le premesse di Deadpool e il motore stesso del film. La sceneggiatura non aggiunge molto altro è risulta delle più lineari possibili: un arco narrativo classicissimo farcito di gag a sfondo sessuale, battutine più o meno riuscite, blasfemie e teste che volano a giustificare l'assegnazione della lettera R dell'infame sistema di valutazione filmico americano - solo per ragazzini accompagnati da un adulto e per adulti con l'umorismo di un ragazzino. Per anni l'estremamente tenace attore slash manzo Ryan Reynolds si è battuto per portare questa versione in sala, riuscendo finalmente nel miracolo, affiancato dall'intelligente regista/supervisore agli effetti speciali Tim Miller. Va però sottolineato che parolacce, sangue, qualche culo e tutte quelle situazioni impossibili da portare in altri film Marvel perché ritenute scorrette, non sono gli ingredienti che rendono Deadpool più interessante rispetto alla massa di film a tema fumetto, ma fungono da valore aggiunto ad una storia che nella sua linearità ha il suo punto di forza, sfruttando bene tutti i personaggi presentati. Che non è poco. Menzione speciale per il riuscitissimo e grottesco Colosso in CGI, per la prima volta fedele alla versione cartacea, sia per aspetto che per accento; le dinamiche più divertenti e buffe del film sono proprio quelle in cui appare il gigante russo degli X-Men. Una nota di merito anche per i costumi: dal perfetto completino scarlatto del protagonista all'uniforme giallo-nera degli X-Men, adattata per il grande schermo nel modo più giusto.


Uncle Rob is proud

In definitiva, Deadpool è una bella storia d'amore, come lo è quella tra Reynolds e il Merc with a Mouth Marvel. Una pellicola curata in tutto e per tutto, con il più riuscito cameo di Stan Lee, qui in veste di maestro di cerimonie in uno strip club e una frizzante scena post-titoli di coda, parodia/omaggio di Una pazza giornata di vacanza. Complice un budget ridotto di soli 58 milioni di dollari, il quale ha permesso quell'auotonomia che serviva a un progetto del genere, Deadpool può fare da apripista a un filone di cinecomic meno stantìi e posticci. I risultati enormi al botteghino sembrano apprezzarne lo sforzo.



DEADPOOL - Diretto da Tim Miller; sceneggiatura di Rhett Reese e Paul Wernick basata su "Deadpool" di Fabian Nicieza e Rob Liefeld; fotografia: Ken Seng; montaggio: Julian Clarke; musica: Tom Holkenborg; prodotto da Simon Kinberg, Ryan Reynolds e Lauren Shuler Donner; distribuito da 20th Century Fox
Durata: 108 minuti

Con: Ryan Reynolds (Wade Wilson/Deadpool), Morena Baccarin (Vanessa), Ed Skrein (Francis Freeman/Ajax), T. J. Miller (Weasel), Gina Carano (Angel Dust), Brianna Hildebrand (Testata Mutante Negasonica), Stefan Kapičić, Andre Tricoteux, T. J. Storm, Greg LaSalle e Glenn Ennis (Colosso), Leslie Uggams (Blind Al)

6 gennaio 2016

X-Men: Danger Room Protocols - Pixel da manuale


X-Men: Danger Room Protocols è una serie fan-made tributo ai mutanti degli anni '90. Le tutine accese, le pose plastiche, Jim Lee, gli X-Men animati della Fox e quelli ricoperti di hit box della Capcom, c'è tutto. Animazione in cel shading con svariati filtri che simulano l'estetica di un videogioco arcade dell'epoca. La qualità è elevata. Vediamo quanto resiste prima che gli avvocati della Marvel se ne accorgano.

UPDATE: come previsto, la Marvel ha tuonato e la seria è stata fermata sul nascere. Qui un'intervista al creatore del progetto, con alcune spiegazioni sulla sua chiusura.

24 dicembre 2015

Cavalieri di Madripoor

Uncanny X-Men #286

«Madripoor,

Tarda estate 1941...»

Così inizia la nostra storia preferita del frenetico ed estremo periodo Claremont/Lee. Un scelta imperativa visto il cocktail micidiale di azione, dialoghi taglienti, belle pupe, sporchi nazisti e ninja che si dissolvono una volta sconfitti.

In quegli anni gli X-Men erano totalmente allo sbando e la testata ammiraglia Uncanny seguiva le vicende dei singoli mutanti in giro per il mondo, ognuno con le proprie beghe.

Questo numero in particolare ci porta a Madripoor, isola fittizia del sud-est asiatico, mostrandoci il primo incontro tra un giovane e poco esperto Steve Rogers, simbolo vivente, e un vivace Logan pre-adamantio in una delle sue migliori caratterizzazioni: tormentato, brutale e spietato con chi gli pesta i piedi e allo stesso tempo guascone, ironico e pronto a schierarsi dalla parte degli innocenti. Una vera e propria canaglia, un avventuriero, un eroe classico di quelli vecchio stampo che tanto piacciono a Claremont. Tant'è che il suo abbigliamento rende omaggio a un famoso archeologo del cinema d'avventura, che a sua volta si rifà ai personaggi iconici di Humphrey Bogart e Charlton Heston.

Dobbs, Indiana Jones, Logan
Vedere alla voce: "INSTANT CLASSIC"

Restando in tema icone, Cap non è ancora il paladino della seconda guerra mondiale e Logan è un semplice attaccabrighe che si unisce alla Sentinella della Libertà per salvare la piccola Natalia Romanova dall'oscura setta ninja giapponese della Mano che vuole trasformala nell'assassino più letale della cerchia: una sovietica sterminatrice di sovietici. Dopo uno scontro armato coi nazisti, anche loro sull'isola, Logan viene dato per morto e Rogers, da buon ragazzone smaliziato e boccalone quale è, chiede asilo al consolato U.S.A. dove scopre, a sue spese, che i funzionari americani sono in combutta col nemico. I buoni vengono venduti ai crucchi, a loro volta alleati della Mano e la futura Vedova Nera viene iniziata all'arte occulta del clan ninja dal gran sacerdote. Come da copione, la cerimonia viene prontamente interrota dal tappo canadese, redivivo e parecchio furioso, che libera tutti a colpi di katana. Sue le battue migliori prima dello scontro finale: «loro la scelta... loro il funerale!». Nazisti e ninja tolti dai piedi, Logan scorta gli alleati fino a un aeroporto locale, verso la salvezza. Il gruppo si divide tra sguardi di intesa e forti momenti bromance che chiudono perfettamente il primo incontro cronologico tra Wolverine e Capitan America.

5 agosto 2015

Vitamorte III

Prima metà degli anni '80.

Barry Windsor-Smith -disegnatore, genio, primadonna- ha un'idea per una storiella di 22 pagine, che vuole scrivere e illustrare, senza Claremont tra le palle, da usare come semplice riempitivo su Uncanny X-Men.

Si tratta di Vitamorte III.


Tempesta in Africa

Succede che BWS ha un non specificato incidente che lo esclude per qualche tempo dalla scena. Dopo essersi ripreso torna su quell'idea, trasformando quella storiella riempitiva in una più corposa di 48 pagine. La Marvel non vuole pubblicarla.

They said the story promoted suicide […] What are they, a bunch of kids? If you don’t get that out of reading the story then eat shit! D’you think any one of those tribal people even gave a thought to personal sacrifice being suicide? Even while they were starving to death, y’know? Shit! This’s biblical stuff - it’s got depth. It’s the, y’know, (twiddling fingers for « quotes ») «final sacrifice».

Un elegante e pacato Barry Windsor-Smith

1991.

Lifedeath III viene bocciata perché considerata apologia al suicidio, BWS irride la stoltezza dei dirigenti Marvel, si tiene una notevole mole di materiale prodotto nel cassetto, scrive, disegna, inchiostra e colora Weapon X, pubblicata su Marvel Comics Presents #72–84, gli anni passano, diventa direttore creativo della Valiant, si affaccia per errore al mondo Image, pubblica con Dark Horse la serie antologica Storyteller e torna a farsi i fatti suoi.

1999.

BWS ricicla la storia nata per Uncanny usando un personaggio apparso proprio all'interno di Storyteller tra le pagine di Young GODS: nasce Adastra in Africa. Il personaggio di Adastra parla, agisce, respira come Tempesta -e non come appare su Young GODS- perché, in fin dei conti, è Tempesta.

Adastra in Africa viene pubblicato da Fantagraphics Books.
L'edizione italiana è curata da Kappa Edizioni.


Tempesta Adastra in Africa

1 aprile 2015

Deadpool VS Thor di Rob Liefeld


Illustrazione di Rob Liefeld (cliccare sull'immagine per ingrandirla)

Zio Rob non smette mai di stupirci, spesso in male, oggi positivamente. Questo è un lavoro commissionatogli; un omaggio alla copertina di Silver Surfer #4 del maestro John Buscema.