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14 maggio 2018

Deadpool 2 — Recensione

Attenzione: la seguente recensione contiene spoiler e un'altra foto buffa di Rob Liefeld con la solita didascalia scema.



L'avete capita? Fa ridere? Ehehehe :-[

Wade Wilson/Deadpool/Ryan Reynolds, dopo essersi ricongiunto con la cara Vanessa alla fine della precedente fatica, è diventato il mercenario più richiesto su piazza: incredibilmente letale, sorretto da un fattore mutante che lo rende insopprimibile e una parlantina che lo rende insopportabile. La personificazione definitiva del concetto di respawn.

Proprio per le qualità elencate, Wade si è fatto un bel po' di nemici, così un martedì sera qualunque una banda di criminali rancorosi gli entra in casa per regolare i conti e Vanessuccia bella viene colpita a morte durante la colluttazione. Distrutto dal senso di colpa, Wade prova a togliersi la vita con metodi estremi à la Wile E. Coyote così da raggiungere l'amata nell'aldilà. Tentativi di suicidio, tutti naturalmente falliti.



Deadpool 2: un film sulla famiglia più convincente di Fast & Furious 8

Deadpool del 2016 colpiva per la sua genuina scanzonatezza farcita di gag spesso ripetitive e non brillantissime ma funzionali a una storia lineare piena di cuore che il pubblico di riferimento, quello americano, ha premiato portandolo a essere il secondo film vietato ai minori (non accompagnati) per incassi, dopo The Passion of the Christ del fuorissimo Mel Gibson. Clap clap clap.

Deadpool 2 è, essenzialmente, il primo film col doppio del budget. Ci sono però alcune importanti novità: stavolta dietro la macchina da presa troviamo il navigato stuntman David Leitch, già al timone di successi action come John Wick e Atomic Blonde; si unisce al cast originale Josh Brolin nel ruolo di Cable, un gigante di carisma nonostante il suo soldato cibernetico sia per stazza la metà dalla controparte a fumetti.



"Josh, il reparto costumi mi ha assicurato che sarai pieno di taschine!"

In breve: dopo la morte di Vanessa, il Nostro trova conforto nella bromance col buon Colosso ed entra ufficialmente nelle fila degli X-Men in veste di recluta. Quando il giovane Russell, interpretato dal monocorde Julian Dennison, si ribella ai suoi aguzzini in un losco istituto di riabilitazione per mutanti, Deadpool cerca di riportare l'ordine come farebbe un eroe, fallendo miseramente. Spediti entrambi in un carcere di massima sicurezza per gente coi poteri, DP (double penetration, se volete) si rende conto che ridare speranza al turbato Russell può lenire anche il suo di trauma.

Ma ecco che entra in scena Cable, una macchina da guerra monoespressiva stile arrivata dal futuro stile T-800, la quale missione è eliminare — colpo di scena — il nuovo amichetto quattordicenne di Deadpool. Volano pugni, spari, esplosioni; DP evade, Cable si lecca le ferite, Russell si allea col Fenomeno e giura di vendicarsi di coloro che gli hanno tolto l'innocenza. Il ragazzino c'ha rabbia ed è pronto a fare un bordello.



Firefist: adolescente mutante col potere di generare 🔥 🖕 🔥 dalle mani

Le menti dietro Deadpool 2 infilano nella pellicola anche un paio di scelte insaspettate, molto apprezzate: tra tutte l'introduzione di X-Force e il suo conseguente, tragicomico sviluppo. Vecchie e nuove facce si susseguono su schermo come in una lunghissima sketch comedy fatta di personaggi grotteschi e marci. Conosciamo Shatterstar, Vanisher, Zeitgeist, Bedlam e Peter. Resta impressa la Domino della brava Zazie Beetz, migliore aggiunta al cast insieme al sopracitato Brolin.

Effetti speciali, scenografie e costumi elevano il valore produttivo della pellicola che non sfigura troppo di fronte a una qualsiasi fuoriserie Disney/Marvel Studios; totalmente promosso il design aggiornato dell'uniforme nero-gialla indossata dalla perennemente infastidita Testata Mutanta Negasonica di Brianna Hildebran. Importante upgrade anche sui titoli di testa che mischiano l'umorismo stupidino visto nel primo film all'immaginario bondiano, il tutto accompagnato dalle soavi note di Ashes della divina Celine Dion.



The X-Pendables: un piccolo gruppo internazionale di esperti mercenari

Gran finale: dopo una rocambolesca sequenza su strada veniamo a sapere che nel futuro di Cable, il piccolo Russell è diventato un villain infamissimo e tra la tante vittime cadute sotto i colpi dei sui proiettili di fuoco ci sono moglie e figlioletta del soldatissimo. DP chiede a Cable di mettere in pausa la sua sete di vendetta nera e dargli la possibilità di riportare il giovane al bene prima che questi commetta il primo omicidio. Impazza una battaglia precognitiva che si conclude con le classiche gag tirate allo sfinimento tanto apprezzate da Reynolds. Il futuro è salvo e il concetto di famiglia disfunzionale trionfa.

Cosa ci aspettavamo da questo sequel? La formula collaudata nel primo film, potenziata in tutti i reparti — e cosi è stato. Deadpool 2 non brilla in freschezza ma regala piacevoli performance da parte di un cast ispirato, buone scene d'azione, qualche trovata interessante, e la solita ironia becero-sfacciata che può, a tratti, strappare un sorriso. Se ci sarà una "terza venuta" che sia veramente irriverente.

DEADPOOL 2 — Diretto da David Leitch; soggetto e sceneggiatura di Rhett Reese, Paul Wernick e Ryan Reynolds basate su "Deadpool" di Fabian Nicieza e Rob Liefeld; fotografia: Jonathan Sela; montaggio: Craig Alpert, Elísabet Ronaldsdóttir, Michael McCusker, Dirk Westervelt; musica: Tyler Bates; prodotto da Simon Kinberg, Ryan Reynolds e Lauren Shuler Donner; distribuito da 20th Century Fox

Durata: 119 minuti

Con: Ryan Reynolds (Wade Wilson/Deadpool), Morena Baccarin (Vanessa), Josh Brolin (Cable), T. J. Miller (Weasel), Brianna Hildebrand (Testata Mutante Negasonica), Stefan Kapičić, Andre Tricoteux, T. J. Storm, Greg LaSalle e Glenn Ennis (Piotr Rasputin/Colosso), Leslie Uggams (Blind Al), Karan Soni (Dopinder), Julian Dennison (Russell Collins/Firefist), Zazie Beetz (Domino), Shioli Kutsuna (Yukio), Rob Delaney (Peter), Terry Crews (Bedlam), Lewis Tan (Shatterstar), Bill Skarsgård (Zeitgeist), Brad Pitt (Vanisher)

15 febbraio 2016

Deadpool — Recensione

Attenzione: la seguente recensione contiene spoiler, nonché il faccione di Rob Liefeld in chiusura.



Deadpool: un film d'amore più convincente di The Notebook

Wade Wilson è un ex-berretto verde reinventatosi mercenario pronto ad accettare qualsiasi incarico, anche salvare una teenager dal suo stalker coi capelli unti. La sera si trastulla in un bar che ricorda un set di Shameless frequentato da assassini e altri professionisti del settore. Tra un bicchierino e una scazzottata, Wade incontra la frizzante prostituta Vanessa; i due si innamorano perdutamente, vivono un anno di intensa passione, citazioni sulla cultura pop e risatine sceme: decidono quindi di sposarsi.

Non fosse che dopo l'ennesimo sospiro d'amore Wade stramazza al suolo, va dal medico e scopre di avere un cancro terminale — fine del sogno. Per sfuggire alla nera mietitrice, il bel mercenario accetta quindi la proposta del solito tipo poco raccomandabile e si sottopone a un esperimento loschissimo da ricerca sul deep web che gli conferisce un fattore rigenerante ma lo lascia terribilmente sfigurato e consapevole che non potrà più vivere una vita normale con la sua amata.



Chiappe d'acciaio, ne voglio un paio

Quella che avete appena letto è la simpatica premessa di Deadpool — pellicola con un arco narrativo semplicissimo farcito di gag a sfondo sessuale, battutine spinte e tanti arti smembrati a giustificare l'assegnazione della lettera R dell'infame sistema di valutazione filmico americano (solo per ragazzini accompagnati da un adulto e per adulti con l'umorismo di un ragazzino). L'estremamente tenace Ryan Reynolds si è battuto diversi anni per portare in sala una versione fedele al Deadpool dei fumetti, sfondamento della quarta parete compreso, riuscendo finalmente nell'impresa grazie anche al promettente regista/supervisore agli effetti speciali Tim Miller, qui al suo primo lungometraggio.

Va però sottolineato che parolacce, sangue, qualche culo e tutte quelle situazioni impossibili da inserire in altri film Marvel perché troppo forti per il target di riferimento, non sono gli ingredienti che mettono Deadpool su un piano più alto rispetto a un moderno cinecomic qualsiasi, ma fungono da vero e proprio traino ad una storia che nell'estrema linearità trova il suo punto di forza.

Funziona bene il resto del cast formato da un meraviglioso Piotr Rasputin aka Colosso, realizzato interamente in CGI — le scene più divertenti del film sono proprio quelle che lo vedono coinvolto; Blind Al, coriacea vecchietta e coinquilina del Nostro; Dopinder, fedele tassista impacciato; Angel Dust, possente esecutrice dalla pizza facile e Ajax, nemico finale col nome di battesimo ridicolo. Piacevole la presenza di un personaggio minore pescato direttamente dalle pagine degli X-Men di Morrison e Quitely: la spigolosa adolescente Testata Mutante Negasonica. Nota di merito al reparto costumi per il lavoro egregio fatto sul completino scarlatto del protagonista, curato in ogni dettaglio, occhi bianchi compresi, e sull'uniforme classica nero-gialla degli studenti di Xavier.



Daddy is super proud

In definitiva, Deadpool è una bella e genuina storia d'amore, come lo è quella tra Reynolds e il Merc with a Mouth creato da Rob Liefeld e Fabian Nicieza nel 1991. Una produzione solida su tutti i fronti, con il cameo di Stan Lee più azzeccato (qui in veste di maestro di cerimonie in uno strip club) e una divertente scena post-titoli di coda, omaggio a Una pazza giornata di vacanza. Il timido budget di 58 milioni di dollari ha permesso quell'auotonomia che serviva a un progetto così borderline e i risultati enormi al botteghino sembrano apprezzarne lo sforzo mettendo un sequel in cantiere. Ora che il vaso di Pandora è stato scoperchiato siamo curiosi di sapere se Deadpool farà da apripista a un filone di cinefumetti un pelino più coraggiosi e meno posticci.



DEADPOOL — Diretto da Tim Miller; sceneggiatura di Rhett Reese e Paul Wernick basata su "Deadpool" di Fabian Nicieza e Rob Liefeld; fotografia: Ken Seng; montaggio: Julian Clarke; musica: Tom Holkenborg; prodotto da Simon Kinberg, Ryan Reynolds e Lauren Shuler Donner; distribuito da 20th Century Fox

Durata: 108 minuti

Con: Ryan Reynolds (Wade Wilson/Deadpool), Morena Baccarin (Vanessa), Ed Skrein (Francis Freeman/Ajax), T. J. Miller (Weasel), Gina Carano (Angel Dust), Brianna Hildebrand (Testata Mutante Negasonica), Stefan Kapičić, Andre Tricoteux, T. J. Storm, Greg LaSalle e Glenn Ennis (Piotr Rasputin/Colosso), Leslie Uggams (Blind Al)

24 maggio 2014

X-Men: Days of Future Past — Recensione

Attenzione: occhio agli spoiler.

Dopo l'abbandono inaspettato di Matthew Vaughn, torna in cabina di regia Bryan Singer assieme a un cast stellare formato da veterani e giovani promesse. Migliaia di essere umani, donne e uomini senza distinzione, ancora si curano l'orchite per il soporifero Superman Returns e il ritorno di Singer viene accolto tiepidamente. Affidato allo sceneggiatore Simon Kinberg l'infausto compito di creare una continuità coerente tra la nuova e la vecchia guardia e di rimediare a quel passo parecchio falso di X-Men: The Last Stand senza ripiegare in facili reboot. Il rischio di mandare tutto in vacca è alto.

Ma ci è andata di lusso.



"Sballiamoci"

X-Men: Days of Future Past è molto meglio di quello che ci aspettavamo. Un film con tantissimi personaggi che non risulta mai confusionario, indubbiamente corale nonostante la presenza di un Wolverine rimesso al centro degli eventi. La storia segue quanto avviato da Vaughn nel valido X-Men: First Class — i protagonisti assoluti restano Xavier e Magneto. Wolverine, mandato indietro nei pazzerelli '70s per scongiurare lo sterminio della razza mutante ad opera delle Sentinelle, deve riunire i due antichi amici nei panni inediti del mentore; una sorta di paciere perennemente incazzato, calato, un po' come succedeva nel primo X-Men, nell'ottica dello spettatore totalmente estraneo agli eventi. Il personaggio interpretato dall'infaticabile Hugh Jackman trova la sua dimensione più giusta.

Il team degli X-Men old school, comandato dal redivivo Xavier di Patrick Stewart e dal Magneto di Sir Ian McKellen, ritrova Tempesta, Kitty, Bobby e Colosso (più un cameo di Rogue) tra le sue fila, con l'aggiunta di Alfiere, Sunspot, Blink e Warpath — tutti impegnati contro le infallibili Sentinelle in una breve quanto riuscita sequenza d'azione, dove i mutanti impiegano i loro poteri in totale sinergia. Quando Xavier e co. capiscono di essere prossimi all'annientamento si giocano come ultima carta il buon vecchio Wolverine, la cui coscienza viene spedita indietro nel tempo all'interno della sua versione più giovane, proprio come succede a Kitty in Giorni di un Futuro Passato di Claremont e Byrne. Logan deve quindi rintracciare i giovani Erik e Charles, metterli al corrente della situazione e fermare il piano Sentinelle di Bolivar Trask (il tosto Peter Dinklage) prima che venga approvato dal governo americano, aggiustando così la linea temporale futura. Ad incasinare le cose ci pensa Mystica, decisa ad uccidere Trask in nome della libertà mutante e ignara che il suo gesto porterebbe all'approvazione di quel programma.



"If I could save time in a bottle"

Per riunire la coppia di fatto composta da Xavier e Magneto (Cherik sui vari Tumblr), Wolverine si avvale di un eccentrico alleato — Peter Maximoff aka Quicksilver, teenager ipercinetico perennemente annoiato, che dà prova dei suoi poteri mutanti in una sequenza tecnicamente impeccabile, seguito spirituale dell'attacco alla Casa Bianca di Nightcrawler all'inizio di X2. Ben realizzati anche gli effetti visivi nei momenti finali del film, in cui Magneto crea scompiglio a Washington con un enorme stadio fluttuante sotto gli occhi increduli di un buffissimo Richard Nixon. Insomma, il rischio di ricadere nei limiti di una regia poco efficace e anticlimatica è scongiurato e Singer riacquista un po' di punti persi per strada negli ultimi anni. Bravi tutti e viva Cherik.



"Poker di cazzi"

PS: dopo i titoli di coda c'è una breve sequenza che si collega al già confermatissimo X-Men: Apocalypse.



X-MEN: DAYS OF FUTURE PAST - Diretto da Bryan Singer; sceneggiatura di Simon Kinberg, storia di Simon Kinberg, Matthew Vaughn, Jane Goldman basata su "Days of Future Past" di Chris Claremont e John Byrne; fotografia: Newton Thomas Sigel; montaggio: John Ottman; musica: John Ottman; prodotto da Lauren Shuler Donner, Bryan Singer, Simon Kinberg, Hutch Parker; distribuito da 20th Century Fox

Durata: 131 minuti

Con: Hugh Jackman (Logan/Wolverine), Patrick Stewart (Charles Xavier/Professor X), Ian McKellen (Erik Lehnsherr/Magneto), James McAvoy (Charles Xavier/Proffesor X), Michael Fassbender (Erik Lehnsherr/Magneto), Jennifer Lawrence (Raven/Mystica), Peter Dinklage (Bolivar Trask), Nicholas Hoult (Hank/Bestia), Halle Berry (Ororo Munroe/Tempesta), Anna Paquin (Rogue), Shawn Ashmore (Bobby Drake/Uomo Ghiaccio), Ellen Page (Kitty Pryde), Daniel Cudmore (Piotr "Peter" Rasputin/Colosso), Omar Sy (Lucas Bishop/Alfiere), Booboo Stewart (James Proudstar/Warpath), Fan Bingbing (Clarice Ferguson/Blink), Adan Canto (Roberto Da Costa/Sunspot), Evan Peters (Peter Maximoff/Quicksilver), Lucas Till (Alex Summers/Havok) e Josh Helman (William Stryker)

2 maggio 2014

Bob Hoskins: il Wolverine in carne e ossa che ci sarebbe piaciuto

Bob Hoskins è stato un grande attore, un caratterista versatile, uno con la faccia impunita che non scordi facilmente. Tutto questo Chris Claremont lo sapeva bene, quando pensò a lui per il ruolo di Wolverine nel film mai prodotto degli X-Men.

James Cameron, oltre ad aver quasi diretto Spider-Man, ha quasi prodotto un adattamento cinematografico degli X-Men, scritto da Claremont e sfumato proprio a causa delle infinite vicissitudini legate al film sull'arrampicamuri, con Hoskins nei panni del burbero e tarchiato Wolverine. Un ritratto che vorremmo vedere sul grande schermo per il post-Jackman.

Qui l'articolo completo.

25 luglio 2013

The Wolverine — Recensione

"Ho sentito che nell'altra sala hanno il pachinko di Devilman"

Commento lapidario su The Wolverine di James Mangold.

In pochissime parole: film che non riesce in nessun modo a riproporre la potenza narrativa della miniserie a fumetti su cui è basato.

Di sicuro non è quella porcheria di Origins e si lascia anche guardare senza il continuo impulso di cavarsi gli occhi. A causa di una storia priva di pathos, personaggi per nulla sviluppati, una regia che non osa mai e un terzo atto totalmente anticlimatico, l'ago della bilancia per The Wolverine pende a favore della nefandezza; e visto che siamo dei masochisti, uno sguardo alle premesse iniziali fa sì che il boccone da ingollare sia ancora più amaro.

Colpo di grazia: il minutaggio a schermo di qualsiasi ninja equivale a meno di due minuti — questo è veramente troppo.

Fin.



THE WOLVERINE — Diretto da James Mangold; sceneggiatura di Mark Bomback e Scott Frank basata su una storia di Chris Claremont e Frank Miller; fotografia: Ross Emery; montaggio: Michael McCusker; musica: Marco Beltrami; prodotto da Lauren Shuler Donner e Hutch Parker; distribuito da 20th Century Fox

Durata: 126 minuti

Con: Hugh Jackman (Logan/Wolverine), Tao Okamoto (Mariko Yashida), Rila Fukushima (Yukio), Hiroyuki Sanada (Shingen Yashida), Hal Yamanouchi, Ken Yamamura (Ichirō Yashida), Svetlana Khodchenkova (Dr. Green/Viper), Will Yun Lee (Kenuichio Harada), Brian Tee (Noburo Mori), Famke Janssen (Jean Grey)

29 ottobre 2012

The Wolverine: Jackman e Mangold ci mettono la faccia

Ladies & gentlemen, questa sera, ore 21:00 (GMT+1), Hugh Jackman e James Mangold risponderanno ad alcune domande su The Wolverine in diretta dal set del film.

Scriveremo un resoconto dettagliato subito dopo il Q&A.

UPDATE: dai venti minuti di questa chiacchierata (archiviata e disponibile sul canale Youtube della Fox) non sono emerse grandissime novità. Si è trattato più un voler tranquillizzare i fan sui toni del film, in linea con la miniserie di Claremont e Miller al quale è ispirato. "Perdonateci per quella porcheria sulle origini", sembra dire Jackman tra le righe.

Confermato che The Wolverine si svolge dopo i primi tre X-Men. Logan è di nuovo solo e al punto più basso della sua esistenza; Qualsiasi connessione con altre persone e luoghi è stata distrutta; un uomo in balia della sua immortalità.

Fumetti preferiit: sia Jackman che Mangold trovano Wolverine l'avventura cartacea che meglio esprime l'essenza del personaggio ma un'altra storia che Jackman porterebbe al cinema è Weapoin X di Barry Windsor-Smith.

Le riprese si sono svolte tra Tokyo e Sidney e continuano in Australia negli studi della Fox. Secondo Mangold il Giappone è una sorta di OZ in cui Logan vaga. Un'esperienza vera, tangibile ma anche onirica. Wolverine si troverà ad affrontare mafia, politici, industriali, ninja e femmine fatali.

C'è un grande impiego di stuntmen in favore di un'azione molto più fisica e realistica. Mangold cita la saga di Bourne e quella del Cavaliere Oscuro come fonti di ispirazione e lancia una frecciatina a X-Men Origins: Wolverine (aargh) rassicurando che questa volta "non verrà tirato giù nessun elicottero".

Jackman ha avuto più tempo per allenarsi che nei precedenti film, aumentando notevolmente la sua massa fisica così da risultare più grosso e minaccioso.

In fine, questo è il primo teaser poster del film, scaricabile dal sito ufficiale di The Wolverine.


16 agosto 2012

Mangold rassicura: Hitchcock, Powell e Eastwood in The Wolverine

James Mangold aggiorna l'internet sulle riprese di The Wolverine, sui momenti di svago del cast e sul fatto che ieri è andato di corpo regolarmente dal suo profilo Twitter creato per l'occasione.

Queste le pellicole alla quale pensa mentre dirige Hugh Jackman ed il resto della compagnia:

— James Mangold (@mang0ld) August 15, 2012

Tao Okamoto (Mariko) e Rila Fukushima (Yukio) dopo aver letto lo script:

— James Mangold (@mang0ld) September 7, 2012

6 agosto 2012

The Wolverine: Il cast "autentico"


Tao Okamoto è Mariko Yashida

The Wolverine di James Mangold sembra avere un cast formato da attori asiatici veramente asiatici nel ruolo di personaggi asiatici, in controtendenza col continuo whitewashing perpetrato a Hollywood.

Partiamo da questo pressuposto: fosse dipeso da noi, avremmo fatto interpretare Wolverine ad un nano da circo peloso e brutto quanto la fame, dato il ruolo di Lord Shingen a Ken Watanabe e usato maestri di spada giapponesi per qualsiasi altro personaggio, anche per le donne. Però va premiato lo sforzo.

Questi i nomi:

Hugh Jackman: Logan/Wolverine
Hiroyuki Sanada: Lord Shingen
Tao Okamoto: Mariko Yashida
Rila Fukushima: Yukio
Will Yun Lee: Kenuichio Harada
Svetlana Khodchenkova: Dr. Green/Viper
Brian Tee: Noburu
Hal Yamanouchi: Yashida


Per i ruoli maschili abbiamo un solido Hiroyuki Sanada (L'ultimo samurai, Lost) nel ruolo di Lord Shingen e due facce da film di metà pomeriggio quali Will Yun Lee nei panni di Kenuichio Harada e Brian Lee, il "Drift King" di Fast & Furious: Tokyo Drift, in quelli del viscido Noburu. Punto interrogativo su Hal Yamanouchi (da sempre attivo in molte produzioni italiane) che figura tra i crediti col solo nome di "Yashida" — ipotizziamo possa trattarsi del padre di Shingen, capo del clan Yashida, deluso dal figlio avido di potere e che, magari, vede in Logan un possibile sostituto (personaggio non presente nella miniserie di Claremont e Miller).


Rila Fukushima è Yukio

Per i ruoli femminili la scelta è ricaduta su due modelle alla loro prima esperienza sul grande schermo; Mangold ha voluto Tao Okamoto nell'importante ruolo di Mariko, amore impossibile del nostro artigliato, e Rila Fukushima come Yukio, imprevedibile assassina al servizio del clan Yashida.

In fine, l'attrice russa Svetlana Khodchenkova è in trattative per il ruolo dell'infida Viper (che appare in Uncanny X-Men #172, "seguito" della miniserie di Claremont e Miller).

30 gennaio 2012

First Class 2: Matthew Vaughn c'è

Abbastanza prevedibile ma anche auspicabile: Matthew Vaughn dirigerà il sequel del suo dignitosissimo primo film mutante X-Men: First Class; è ufficiale. Intanto Simon Kinberg sta scrivendo una prima sceneggiatura che verrà revisionata dallo stesso Vaughn e dalla sua collaboratrice storica Jane Goldman. Bryan Singer ancora tra i produttori. Le riprese dovrebbero iniziare ad inizio 2013 (quindi lo vedremo l'anno seguente).

Quindi: nessun problema di tempistiche come successe con First Class, regista confermato, cast pure. Fassbender c'è.

UPDATE: colpo di scena! Vaughn ha lasciato la nave mutante per dedicarsi a un altro progetto prodotto dalla Fox basato sul fumetto Secret Service di Mark Millar e Dave Gibbons. Al suo posto, torna a dirigere gli X-Men proprio Bryan Singer.

2 ottobre 2011

The Wolverine: Jackman riapre vecchie ferite

Quando ormai la rassegnazione aveva preso il sopravvento, Hugh Jackman torna a parlare di Darren Aronofsky e di come la sua versione del film sarebbe stata la Passione dei cinefumetti. Grazie Hugh per la tua sensibilità. Attenzione: come se non bastasse afferma anche che la rivisitazione dello script, ad opera del regista entrante James Mangold e dello sceneggiatore Mark Bomback è, forse, anche meglio dell'originale.

«We had a script that was under Darren Aronofsky’s directorial—it’s 85 percent the same. Darren took it in a Darren Aronofsky way and it’s a version I know fans would have liked to have seen. I would have loved to have seen it. James Mangold’s version of the script brought Mark Bomback on. We always had a strong base there. This is the best script we have had, which is precisely why Darren signed on. I tried to get Darren to do X3 and Wolverine and he was always like, ‘It’s not really for me.’ I knew he was looking for a comic book movie and he read this one and he goes, ‘Hey, this is the best one I’ve ever read.’ So there is a lot of meat on the bone there. Now, Mark and Jim have taken it and I think that it as strong, if not stronger, than what we would have had with Darren.»

Qui l'articolo completo.

5 giugno 2011

X-Men: First Class — Recensione

Siamo all'inizio degli anni '60, le radiazioni hanno cambiato la struttura genetica dell'essere umano, mutandolo in homo sapiens superior, il prossimo stadio dell'evoluzione.

Attenzione: la seguente recensione contiene spoiler.
Di qualunque sesso voi siate, non andate al cinema con il vostro partner: a fine proiezione lo lascerete perché non è Michael Fassbender.


X-Men - Since 1962

X-Men: First Class è un film ambiguo. Da un lato risente del poco tempo in cui è stato realizzato – particolare che si nota nel montaggio spesso frammentato, negli effetti speciali non sempre all'altezza e nella crescita appena abbozzata dei personaggi secondari – dall'altro ha il merito di essere una pellicola solida, ben recitata e con tematiche morali profonde. Va detto, però, che tutta la lavorazione è stata un parto, letteralmente. Poco più di nove mesi per girare, montare, aggiungere gli effetti speciali, le musiche e mettere incinta January Jones. Insomma, far funzionare le cose. Ma Matthew Vaughn e compagnia danzante hanno colto nel segno. Quasi sempre, almeno.

Nei primi venti minuti seguiamo le avventure di un freddo Erik Lehnsherr, cacciatore di nazisti, a metà strada tra il Bond di Sean Connery e Simon Wiesenthal. Il futuro Magneto è in cerca del dottore che lo ha privato della sua umanità nei campi di concentramento, colui che risponde al nome di Sebastian Shaw. Intanto, il ricco e loquace Charles Xavier si gode la vita all'università di Oxford, rimorchiando nei pub come farebbe Barney Stinson. Durante la sua festa di laurea viene approcciato dall'agente della CIA Moira MacTaggert e apprende che proprio Shaw vuole scatenare una guerra nucleare tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, così da annientare il genere umano. In sintesi, questo è il motore degli eventi che porta il tormentato Erik ad incontrare Charles. Quando ciò avviene è subito amore.


"Sai Charles, pensavo che forse dovremmo adottare un bambino"

Oltre ad essere ben scritti, i due futuri leader sono interpretati al meglio da James McAvoy e Michael Fassbender. Menzione speciale per quest'ultimo, che ha portato sullo schermo un personaggio così potente e carismatico da farci sperare che il film continuasse con il solo Erik Lehnsherr nazi-hunter giramondo, con tanto di itinerario animato in stile Indiana Jones. La ciliegina sulla torta è un Kevin Bacon in grande spolvero, totalmente a suo agio nei panni del villain di classe. Il resto del cast, formato dai giovani mutanti, è relegato ai momenti più soft e scanzonati e fa molto teen movie di metà pomeriggio, senza infastidire.

Secondo la finzione del film sono stati Xavier e co. a fermare la crisi dei missili di Cuba e proprio l'aver inserito le loro vicende in un contesto storico rende questo prequel diverso dagli altri film sui supereroi. Probabilmente, quando gli è stata data la prima sceneggiatura, Vaughn avrà detto Fanculo ai fumetti! Facciamo un film sulla guerra fredda con gli X-Men di contorno! ed in parte è ciò che ha fatto, per fortuna. Che poi le strizzatine all'universo mutante non mancano: dall'omaggio alle tute giallo-blu della prima formazione di Lee e Kirby, al divertente cameo di un certo tipaccio che vale più di un intero film a lui dedicato. Il regista si riallaccia ai toni già delineati da Bryan Singer nei pimi due x-movie, prendendosi meno sul serio ma creando comunque scene incisive e ben orchestrate come la tarantiniana sequenza del bar in Argentina e la resa dei conti tra Erik e Shaw con Charles collegato telepaticamente. Ad accompagnare il tutto, le potenti musiche di Henry Jackman (date un ascolto al tema di Magneto).

Questo X-men: First Class non ci fa gridare al capolavoro ma ha tutto ciò che serve per riportare il franchise mutante sul binario giusto. Piccolo rimpianto? Con qualche mese di lavorazione in più ed un budget meno ristretto, sarebbe stato un vero gioellino. Per questo confidiamo in un seguito di altissimo livello.

A dirla proprio tutta, ci basterebbe anche una commedia romantica con Erik e Charles.




X-MEN: FIRST CLASS — Diretto da Matthew Vaughn; sceneggiatura di Matthew Vaughn, Ashley Edward Miller, Zack Stentz e Jane Goldman, basata su una storia di Sheldon Turner e Bryan Singer; fotografia: John Mathieson; montaggio: Lee Smith e Eddie Hamilton; musica: Henry Jackman; scenografia: Chris Seagers; costumi: Sammy Sheldon; prodotto da Lauren Shuler Donner, Simon Kinberg, Gregory Goodman e Bryan Singer; distribuito da 20th Century Fox

Durata: 131 minuti

Con: James McAvoy (Charles Xavier), Michael Fassbender (Erik Lehnsherr), Kevin Bacon (Sebastian Shaw), Rose Byrne (Moira MacTaggert), January Jones (Emma Frost), Oliver Platt (MIB), Jennifer Lawrence (Raven/Mistica), Nicholas Hoult (Hank/Bestia), Zoe Kravitz (Angel Salvadore), Jason Flemyng (Azazel), Lucas Till (Alex Summers/Havok), Caleb Landry Jones (Sean Cassidy/Banshee), Alex Gonzalez (Janos Questad/Riptide) ed Edi Gathegi (Darwin)

18 marzo 2011

The Wolverine: il canto del cigno

Sad Wolverine is sad Colpo di scena: Darren Aronofsky abbandona The Wolverine.

La produzione del film impegnerà cast e crew in Giappone per i prossimi mesi e il regista non se la sente di stare lontano dai figli in un momento delicato come il divorzio dall'attrice Rachel Weisz.

It's over, my friends.

11 febbraio 2011

X-Men: First Class — Il trailer che nessuno si aspettava

Dopo mesi di silenzio ecco spuntare, letteralmente dal nulla, il trailer di X-Men: First Class, prossimo film di Matthew Vaughn.

Ammettiamolo: visto ciò che la Fox è riuscita a fare del franchise mutante, nessuno chiedeva questo film. Direi che dopo questo trailer le aspettative sono salite di parecchio. Funziona l'aver inserito gli X-Men in un contesto come la Guerra Fredda, con la crisi dei missili di Cuba in atto, la discriminazione razziale ed il movimento per i diritti civili. Il tutto condito da quel tono spy, dichiaratamente sopra le righe, tipico del Bond vecchia maniera. Michael Fassbender col dolcevita e Kevin Bacon villain col ciuffo? Avete tutta la nostra attenzione.

UPDATE: se siete interessanti al brano utilizzato nel trailer, potete ascoltarlo qui.

21 gennaio 2011

X-Men: Storyboard

Dopo quelli di X2 e X-Men: The Last Stand, sono online anche alcuni storyboard del primo X-Men di Bryan Singer. L'illustratore John Coven ha caricato sul suo sito le immagini dello scontro tra Wolverine e Sabretooth in Alberta.

18 gennaio 2011

Prima classe, ma è uno sballo!


Categorie selezionate: Natural, Blonde, Big Breast, Vintage, Classy, Latex

Sarà che questa foto con Kevin Bacon nei panni del gran maestro del Club Infernale Sebastian Shaw e January Jones in quelli della Regina Bianca Emma Frost ricorda tanto l'inizio dei bei porno patinati di una volta, ma questo X-Men: First Class ci ispira fiducia.

Affidato al talento britannico Matthew Vaughn il duro compito di farci dimenticare gli ultimi fallimenti mutanti della Fox. Noi aspettiamo il trailer del film sperando nel giusto mix tra 007 e Boogie Nights.

11 ottobre 2010

The Wolverine: Darren Aronofsky facci la grazia


Breve recap di quello che è successo negli ultimi giorni: Darren Aronofsky dirigerà The Wolverine, prossima avventura del mutante canadese al cinema, totalmente scollegata dal primo, imbarazzante, film sulle origini. Il regista dice di essere entusiasta della sceneggiatura di Christopher McQuarrie, basata sulla miniserie Wolverine di Chris Claremont e Frank Miller. Vediamo insieme perché Darren Aronofsky è l'uomo giusto per questo progetto.

Aronofsky e il fumetto: verso la fine degli anni '90, la Warner ingaggiò Aronofsky per il rilancio dell'uomo pipistrello sul grande schermo e Darren, aiutato dall'amico Frank Miller, scrisse Batman: Year One — storia di un giovane Bruce Wayne povero in canna, cresciuto in un pericoloso quartiere dei sobborghi di Gotham e adottato da un meccanico di nome Alfred dopo l'omicidio dei genitori. Inutile dire che la Warner, evidenziati i rischi nel produrre un film così di rottura rispetto al canone batmaniano, non fu troppo entusiasta e Year One non superò la fase di scrittura (qui potete leggere la descrizione dello script). Il buon Darren, che se l'era sicuramente legata al dito, anni dopo rifiutò la direzione di Batman Begins, poi affidata a Christopher Nolan.



Perfect Blue (1998) — Requiem for a Dream (2000)

Aronofsky e il Giappone: l'inluenza della produzione filmica nipponica si può notare già nel primo lungometraggio del baffuto regista Pi, che richiama a gran voce il Tetsuo di Shinya Tsukamoto. Durante la lavorazione di Requiem for a Dream, Aronofsky provò ad acquisire i diritti del thriller psicologico Perfect Blue di Satoshi Kon, così da poter rifare la scena della vasca da bagno tale e quale al film d'animazione; per oscuri motivi la trattativa saltò ma questo non impedì ad Aronofsky di copincollare suddetta sequenza al suo film — della serie: "siamo americani, ce ne sbattiamo il cazzo". Il capolavoro di Kon è anche una chiara fonte d'ispirazione per alcune scene del recente Black Swan.

Ora, qui nessuno pensa che The Wolverine sarà un moderno Yojimbo ma che, mano sul fuoco, Darren Aronofsky ci regalerà qualcosa di fastidiosamente pretenzioso, a tratti esaltante, con una chiara visione. L'interesse è alto. #teamaronofsky

27 aprile 2009

X-Men Origins: Wolverine — Recensione

Siamo onesti: X-Men Origins: Wolverine è un film particolarmente brutto.



"Ahr! Lo sbarco in Normandia non è la stessa cosa senza un buon Ramon Allones"

Sul serio. E dire che parte anche benone: la sequenza dei titoli di testa forse è l'unica cosa veramente buona e ispirata dell'intera pellicola. Purtroppo il regista Gavin Hood, che vanta un passato nel cinema action, dimostra di non essere il migliore in quello che fa quando si tratta di gestire un progetto ad alto budget. Quasi nulla si salva di questo X-Men Origins: Wolverine e persino il momento cool guys don't look at explosions risulta imbarazzante. Segue qualche piccolo spoiler e tanta, tanta amarezza.



"Sono il migliore con spazzola e fono"

D'accordo, abbiamo una pellicola moscia e poco ispirata ma almeno la narrazione, l'interazione tra i personaggi, funziona, no? NO. Tutta la storia di questo film di origini è permeata da grossi buchi narrativi e da idee totalmente prive di logica che stridono con gli eventi dei precedenti X-Men prodotti da Fox. Una su tutte: la pallottola di adamantio che fa perdere la memoria (dopo la visione del film ne avremmo gradita una dritta in fronte anche noi), qui introdotta per giustificare i ricordi sconnessi del povero canadese. Per non parlare di com'è orchestrato il momento cardine nella vita dell'artigliato, la svolta, l'esperimento che in Weapon X di Barry Windsor-Smith ha portato Logan allo stato di animale furioso e dilaniato nell'anima, che lo ha fatto a pezzi, tubi, divaricatori, metallo fuso, orsi decapitati, urla, budella ovunque, qui è tirata via in tre minuti e ha lo stesso pathos di uno spot delle assicurazioni. Roba che i brevissimi flashback nei primi due film di Singer sono dieci spanne sopra in quanto ad intensità e, nonostante ci troviamo sempre di fronte a un prodotto PG-13, in quelle scene viene mostrato del sangue; elemento pressoché assente in questo film. Leggete il tutto come un enorme campanello d'allarme per intuire il tono della pellicola ed il target di riferimento.



"O Canada, fuck yeah!"

Passiamo agli attori: insieme al solito Hugh Jackman, quasi commovente nel cercare di mantenere una certa credibilità, si comporta benissimo Liev Schreiber nei panni del fratellone sociopatico Victor (aka Sabretooth), che in fondo cerca solo un po' di considerazione. Totalmente stravolta e banalizzata la storia d'amore tra Logan e Silver Fox, interpretata da una confusa Lynn Collins, costretta a recitare dialoghi da soap opera. Parecchio anonimo lo Stryker di Danny Huston, non all'altezza del carismatico Brian Cox con il quale condivide il personaggio, mentre si becca un non classificato il Deadpool di Ryan Reynolds (e Scott Adkins negli stunt), qui un'accozzaglia di differenti poteri mutanti rappresentati male. Il resto del cast è un mix di Black Eyed Peas, Lost e becero fanservice. Se poi consideriamo che il film è costato ben 150 milioni di dollari anche la CGI risulta imbarazzante.



"Io sono il cattivo perché giro col trench"

Il film di Hood sta comunque avendo un discreto successo al botteghino, aprendo la strada a un sicuro sequel che, stando alla scena post-titoli di coda, sarà basato sulla miniserie Wolverine di Chris Claremont e Frank Miller, la famosa saga giapponese con la Mano e i suoi goffi ninja e la storia d'amore impossibile tra Logan e Mariko Yashida (consigliamo alla Fox di risparmiare sugli sceneggiatori, prendere i dialoghi così come sono scritti sulle pagine del fumetto e farli imparare agli attori). Per chiudere, il grande crimine di questo X-Men Origins: Wolverine sta nella sua totale incapacità di saper raccontare una storia coinvolgente, fallendo in tutti i reparti; una pellicola vuota, tirata via, che ha il malsano potere di farci rimpiangere X-Men: The Last Stand, anni luce da quella qualità raggiunta con X2. Insomma, se qualcuno ci chiedesse cosa c'è del personaggio creato nel 1974 da Len Wein, Herb Trimpe e John Romita in questa produzione, risponderemmo con un sorriso malinconico e scompariremmo nel buio.

Nel frattempo ci piace ricordarlo così.



"X-Men" (2000) di Bryan Singer


X-MEN ORIGINS: WOLVERINE — Diretto da Gavin Hood; sceneggiatura di David Benioff, Skip Woods; fotografia di Donald McAlpine; montaggio di Nicolas De Toth, Megan Gill; musica di Harry Gregson-Williams; scenografia di Barry Robison; costumi di Louise Mingenbach; prodotto da Hugh Jackman, John Palermo, Lauren Shuler-Donner, Ralph Winter; distribuito da 20th Century Fox

Durata: 107 minuti

Con: Hugh Jackman (Logan/Wolverine), Liev Shreiber (Victor/Sabretooth), Danny Huston (William Stryker), Lynn Collins (Kayla Silverfox), Ryan Reynolds (Wade Wilson/Deadpool), Dominic Monaghan (Chris Bradley/Bolt), Kevin Durand (Fred Dukes/Blob), Taylor Kitsch (Remy LeBeau/Gambit), Will.i.am (John Wraith), Daniel Henney (Agent Zero), Max Cullen (Travis Hudson), Julia Blake (Heather Hudson), Tim Pocock (Scott Summers), Tahyna Tozzi (Emma), Aaron Jeffery (Thomas Logan), Alice Parkinson (Elizabeth Howlett), Peter O'Brien (John Howlett), Patrick Stewart (Charles Xavier/Professor X)

23 marzo 2007

X2: Storyboard

Adrien van Viersen, dopo averci mostrato gli storyboard fatti per il terzo film mutante (con alcune scene mai girate), ha inserito sul suo sito quelli dedicati all'arrivo di Logan ad Alkali Lake all'inizio di X2: X-Men United.

La sequenza completa la trovate qui.








1 dicembre 2006

X3: Storyboard

Inizialmente la battaglia decisiva in X-Men: The Last Stand doveva essere estesa all'area urbana della città di San Francisco (qui un altro particolare della stessa scena). Per motivi logistici e di budget si è poi scelto di girare la sequenza del Golden Gate Bridge, ricreato a Vancouver con enormi set in scala, miniature e successive estensioni in CG.

L'illustratore Adrien van Viersen ha pubblicato sul suo sito alcuni storyboard della pellicola con le scene tagliate in questione e lo scontro che tutti ci aspettavamo tra i forzuti delle due fazioni, il Fenomeno e Colosso.


Cliccare sull'immagine per ingrandirla.

18 settembre 2006

Chris Bachalo si paga il mutuo con X-Men: The Official Game (GBA)

Screenshot modificato Siamo sicuri che X-Men: The Official Game sia un titolo abbastanza dimenticabile in tutte le incarnazioni uscite sulle varie piattaforme videoludiche. Vogliamo però mostrarvi gli artwork fatti da quel mostro sacro di Chris Bachalo per la versione Game Boy Advance del gioco, che interpreta col suo incomparabile tratto le fattezze degli attori dell'universo cinematografico mutante.

Le vicende di questo tie-in si svolgono a cavallo tra X2 e X-Men: The Last Stand — per questo troviamo nel videogioco anche volti noti dei primi due film come Sabretooth, Nightcrawler e Stryker, portati al cinema rispettivamente da Tyler Mane, Alan Cumming e Bryan Cox.


Illustrazioni di Chris Bachalo. Cliccare sulle immagini per ingrandirle.

UPDATE: se siete comunque curiosi, e un filino masochisti, qui trovate un lungo gameplay con tutte la fasi di gioco.