Dopo quelli di X2 e X-Men: The Last Stand, sono online anche alcuni storyboard del primo X-Men di Bryan Singer. L'illustratore John Coven ha caricato sul suo sito le immagini dello scontro tra Wolverine e Sabretooth in Alberta.
Dopo quelli di X2 e X-Men: The Last Stand, sono online anche alcuni storyboard del primo X-Men di Bryan Singer. L'illustratore John Coven ha caricato sul suo sito le immagini dello scontro tra Wolverine e Sabretooth in Alberta.
Sarà che questa foto con Kevin Bacon nei panni del gran maestro del Club Infernale Sebastian Shaw e January Jones in quelli della Regina Bianca Emma Frost ricorda tanto l'inizio dei bei porno patinati di una volta, ma questo X-Men: First Class ci ispira fiducia.
Affidato al talento britannico Matthew Vaughn il duro compito di farci dimenticare gli ultimi fallimenti mutanti della Fox. Noi aspettiamo il trailer del film sperando nel giusto mix tra 007 e Boogie Nights.
Siamo lieti di annunciarvi che da oggi è possibile scaricare dal Marketplace Xbox, alla modica cifra di 800 MSP, X-Men di Konami, picchiaduro a scorrimento arcade del 1992.
Il porting ad opera di Backbone Entertainment resta fedele al titolo che esordì quasi vent'anni fa in sala giochi: grafica e colonna sonora sono rimaste invariate e solo il doppiaggio è stato rifatto da zero. Fortunatamente tutte le battute originali, incluse le celebri frasi assurde e sgrammaticate pronunciate da Magneto WELCOME TO DIE!, I KILL YOU X-CHICKEN! e I AM MAGNETO MASTER OF MAGNET! sono state preservate.
La storia è semplice: Ciclope, Wolverine, Tempesta, Colosso, Nightcrawler e Dazzler devono farsi strada attraverso sette livelli per salvare Kitty e il Professor X fino a scontrarsi col ghignante signore del magnetismo sull'Asteroide M. Gli eventi del picchiaduro si basano sull'episodio pilota Pryde of the X-Men del 1989, unico reperto di una serie animata mai realizzata a causa dei guai finanziari che ai tempi affliggevano la Marvel.
Una delle novità rispetto all'originale arcade sta nel poter scegliere tra la versione americana e quella giapponese di X-Men: nella seconda sono presenti i classici power-up da raccogliere, finalizzati a ricaricare la barra di energia e ad un utilizzo più libero del Mutant Power, la cosiddetta MOSSA SPECIALE. In modalità online si possono creare stanze pubbliche o private, selezionare il tipo di partita in cui cimentarsi in base alla difficoltà e alla versione del gioco (U.S.A. o JAP), oppure buttarsi nel primo game disponibile. Supportando la console Microsoft solo quattro controller, il co-op locale massimo è di 4 giocatori, quindi l'unico modo per ricreare l'esperienza a 6 del glorioso cabinato Konami è giocare in rete.
Detto ciò, la domanda nasce spontanea: X-Men è solo un'operazione nostalgica per i vecchi fan della versione arcade o può essere apprezzato anche da chi non l'ha mai giocato? Noi crediamo possa accontentare entrambe le categorie. Certo è che giocarlo in singolo non avrebbe molto senso (come non aveva senso nel 1992) e che le tante ore di divertimento che il titolo regala quando giocato in multiplayer sono l'unico, vero motivo per acquistare questo classico.
PS: il gioco debutterà anche su PSN dal prossimo febbraio.
Siamo alla fine del XX secolo. Il mondo intero è sconvolto dalle esplosioni atomiche. Sulla faccia della terra gli oceani erano scomparsi e le pianure avevano l'aspetto di desolati deserti. Tuttavia, la specie mutante era sopravvissuta...
La serie animata degli X-Men del 1992 fu un successo enorme e venne trasmessa in moltissimi Paesi del mondo.
Ai giapponesi la sigla originale non dev'essere andata troppo a genio, dato che produssero due versioni completamente nuove mettendoci dentro tutto quello che di esaltante e peculiare ci si può aspettare dall'intro di un anime dell'epoca: chitarre elettriche, mecha che distruggono la città, triangoli amorosi con cielo stellato sullo sfondo, nemici enormi che spaccano le montagne, generosi ammiccamenti, vulcani in eruzione e frasi in inglese buttate a caso nel cantato.
Il risultato è una hit pazzesca da rivedere in loop per ore; possiamo solo immaginiare la delusione del ragazzino giapponese che dopo una sigla del genere si rende conto di essere stato brutalmente trollato.
CRRRYY FORRR THEEE MOOOOOOOOONNNN.
Il disegnatore canadese Kaare Andrews ha rilasciato un'intervista tutt'altro che interessante a Newsarama dove descrive il suo debutto come regista di un film che nessuno vedrà mai. Per fortuna viene raccontato anche qualche aneddoto su Astonishing X-Men: Xenogenesis, la miniserie che ha esordito a luglio negli U.S.A. su testi di Warren Ellis e disegni di Andrews. Abbiamo tradotto la parte più interessante in cui si parla di Slutty Emma, ovvero la versione "puttanizzata" dell'algida Ms. Frost.
Nrama: Riguardo la tua prova con gli X-Men, c'è chi si è lamentato del fatto che la tua Emma è un po' troppo, come dire, formosa? [Nota: nell'intervista viene utilizzato il termine badonkadonk, che in gergo significa avere un sedere piuttosto pronunciato]
Andrews: [ride] Beh, mentre disegno devo mantenere un certo livello di interesse personale. Parlando seriamente, la cosa più buffa sta nel fatto che il personaggio è stato comunque sempre disegnato in abiti succinti e provocanti nel corso degli anni, così ho pensato “Emma controlla la mente degli altri e la condotta degli uomini grazie ai suoi poteri e al suo fascino, quindi perché non esagerare con l'aspetto?”.
La gente ha dato di matto perché l'ho disegnata bassa ed estremamente prosperosa. Sono stato accusato di averla "puttanizzata" [in originale, appunto, slutting up] anche se la mia versione del personaggio è, probabilmente, molto più vestita di altre.
Tra le critiche più divertenti, ci sono quelle fatte alla copertina di Xenogenesis #3, vista come una sorta di folle immagine deviante a sfondo sessuale, ma Scott ed Emma sono vestiti e mangiano semplicemente delle frittelle. Sta tutto a quello che il lettore vuole vederci.
Ricordo di aver letto un messaggio su un forum dove veniva attribuita alla copertina una connotazione omoerotica. Sul serio? Cosa c'è di omoerotico in una donna che mangia frittelle seduta su un uomo messo a carponi? Comunque mi diverte un sacco scatenare queste reazioni nelle persone [qui la copertina incriminata].
Inoltre, ogni qual volta cambio modo di disegnare c'è una qualche replica dai fan – alcuni vorrebbero mantenessi lo stile manga visto su Spider-Man, altri quello realistico visto sulle copertine di Hulk. Ma non posso farne a meno – cerco di disegnare cose nuove in modi nuovi e lavorare sugli X-Men è stata l'occasione di utilizzare uno stile più realistico ma, allo stesso tempo, esagerato.
Vi dirò un segreto, avevo questa visione in testa di uno strano ibrido tra il lavoro di Jim Lee, Barry Windsor-Smith e John Byrne. Niente di specifico, direi una sorta di unione tra le anatomie folli degli anni '90 con quelle più classiche di BWS ed i neri opachi di Byrne. Non credo si intraveda qualcosa degli artisti sopracitati nei miei disegni, e non era certo mia intezione replicare il loro lavoro, ma è stata l'idea che mi ha portato a questa scelta artistica.
Per me è stato un altro grande esperimento e poi ho la regola di non cambiare mai stile a progetto avviato, dunque continuerò ad utilizzare lo stesso tratto — vediamo come va a finire.
Probabilmente Andrews era sotto l'effetto di un qualche potente oppiaceo durante il Q&A. In ogni caso, qui trovate l'intervista in lingua originale.
Breve recap di quello che è successo negli ultimi giorni: Darren Aronofsky dirigerà The Wolverine, prossima avventura del mutante canadese al cinema, totalmente scollegata dal primo, imbarazzante, film sulle origini. Il regista dice di essere entusiasta della sceneggiatura di Christopher McQuarrie, basata sulla miniserie Wolverine di Chris Claremont e Frank Miller. Vediamo insieme perché Darren Aronofsky è l'uomo giusto per questo progetto.
Aronofsky e il fumetto: verso la fine degli anni '90, la Warner ingaggiò Aronofsky per il rilancio dell'uomo pipistrello sul grande schermo e Darren, aiutato dall'amico Frank Miller, scrisse Batman: Year One — storia di un giovane Bruce Wayne povero in canna, cresciuto in un pericoloso quartiere dei sobborghi di Gotham e adottato da un meccanico di nome Alfred dopo l'omicidio dei genitori. Inutile dire che la Warner, evidenziati i rischi nel produrre un film così di rottura rispetto al canone batmaniano, non fu troppo entusiasta e Year One non superò la fase di scrittura (qui potete leggere la descrizione dello script). Il buon Darren, che se l'era sicuramente legata al dito, anni dopo rifiutò la direzione di Batman Begins, poi affidata a Christopher Nolan.
Aronofsky e il Giappone: l'inluenza della produzione filmica nipponica si può notare già nel primo lungometraggio del baffuto regista Pi, che richiama a gran voce il Tetsuo di Shinya Tsukamoto. Durante la lavorazione di Requiem for a Dream, Aronofsky provò ad acquisire i diritti del thriller psicologico Perfect Blue di Satoshi Kon, così da poter rifare la scena della vasca da bagno tale e quale al film d'animazione; per oscuri motivi la trattativa saltò ma questo non impedì ad Aronofsky di copincollare suddetta sequenza al suo film — della serie: "siamo americani, ce ne sbattiamo il cazzo". Il capolavoro di Kon è anche una chiara fonte d'ispirazione per alcune scene del recente Black Swan.
Ora, qui nessuno pensa che The Wolverine sarà un moderno Yojimbo ma che, mano sul fuoco, Darren Aronofsky ci regalerà qualcosa di fastidiosamente pretenzioso, a tratti esaltante, con una chiara visione. L'interesse è alto. #teamaronofsky